Temporary manager

Temporary Manager: quando serve e cosa deve avere

L’obiettivo di questo nuovo articolo è dare alcune indicazioni agli imprenditori che vogliono utilizzare lo strumento del Temporary Management all’interno delle proprie aziende.

Cercheremo di identificare quando può essere utile, che caratteristiche deve avere il “manager in affitto” e quali condizioni devono essere garantite per assicurare il raggiungimento degli obiettivi.

Togliamoci subito il dubbio su cosa sia realmente il Temporary Management. Per Temporary Management si intende l’affidamento della gestione di un’impresa (o di una sua parte) a manager altamente preparati e motivati, al fine di garantire il raggiungimento di uno o più obiettivi come, per esempio, la continuità nell’organizzazione, lo sviluppo delle competenze manageriali, la risoluzione di momenti critici, siano essi negativi o positivi.
Il Temporary Management rappresenta di fatto un “terzo approccio”, accanto alla consulenza e alla dirigenza di tipo tradizionale, attraverso la quale l’organizzazione può dotarsi di risorse finalizzate a migliorare performance e capacità di gestione.

Nel panorama delle PMI italiane, le imprese che si approcciano al Temporary Management sono spesso colte dal bisogno di operare urgentemente e altrettanto spesso si fanno “ingolosire” da elementi come l’essere un costo certo e non appesantire la struttura dei costi fissi di lungo periodo o forme di finanziamento agevolato erogate periodicamente da enti di vario tipo. Senza dubbio, sono aspetti interessanti che però non permettono di focalizzarsi sulla definizione di un vero progetto chiaro sia in termini di obiettivi da raggiungere che di risorse da coinvolgere.

Quali possono essere gli ambiti di un progetto di TM?

Per le neo aziende il Temporary Manager interviene ricoprendo un ruolo piuttosto ampio affinché la startup si sviluppi e diventi una realtà imprenditoriale un minimo strutturata e credibile. In questi casi, il Temporay Manager, con il team dei fondatori, realizza un piano di sviluppo di business e organizzativo presidiando le aree ancora “scoperte” come “Amministrazione e Finanza” e “Commerciale”, costruendo rapporti con gli stakeholder dentro e fuori l’azienda. Qui il TM deve calarsi in un ruolo operativo e creare valore “facendo” con le proprie mani e la propria mente, in modo diretto.

Aziende più strutturate e mature, invece, si trovano periodicamente ad affrontare un passaggio generazionale.
In questi casi, il Temporary Manager opera affiancando operativamente la nuova generazione, trasferendo loro competenze manageriali di gestione d’impresa. Competenze però non solo tecniche: lo stile di leadership è più orientata al coaching e si sposta l’attenzione dall’oggetto del lavoro alla persona. Il vero “obiettivo” è la creazione di valore attraverso l’allenamento per la crescita della nuova figura manageriale. La fiducia deve essere creata e mantenuta nel tempo, attraverso azioni e parole che diventano esempi per gli altri, aiutando così la costruzione della reputazione di leader.

Un altro ambito tipico in cui il Temporary Manager interviene è nella guida alla realizzazione di un piano di ristrutturazione e di risanamento aziendale. In simili situazioni è necessario l’utilizzo di competenze ed esperienze che potrebbero non essere disponibili all’interno della struttura aziendale. In base al livello di intervento, può essere necessario introdurre un team di manager funzionali a supporto della direzione d’azienda, tipicamente uomini di operations e di amministrazione e finanza. Manager abituati ad operare in ambiti di forte stress, con capacità di gestione conflitti e di negoziazione. Nei casi più critici, il Temporary Manager può sostituire l’imprenditore laddove abbia perso credibilità (verso banche o fornitori strategici) lavorando per ricostruire le relazioni e ovviamente portare “a casa” il risultato (apertura linee di credito, ridefinizione del debito, etc..).

Il Temporary Manager può essere un’ottima opzione anche per lo sviluppo di nuovi business. Anche in questo caso le competenze specifiche potrebbero non essere disponibili per rendere strutturata la fase di sviluppo aziendale. “Sviluppo” significa spesso “cambiamenti difficili”: di modello di business, organizzativi, di competenze e anche culturali.
Il TM si trova quindi a realizzare un piano razionale di sviluppo, agevolando i giusti cambiamenti organizzativi e facendo perno sui valori aziendali a cui tutti si devono ispirare per assicurare una crescita di successo condivisa e consapevole.

Nell’ambito dello sviluppo del business non possiamo poi tralasciare l’azione del Temporary Export Manager per guidare l’azienda verso l’internazionalizzazione.
Il TEM è selezionato per le competenze nel guidare l’impresa in nuovi mercati e aree geografiche attraverso la definizione e realizzazione del piano di crescita internazionale. In parallelo, lavora per introdurre figure e competenze operative e manageriali, con l’obiettivo di garantire continuità e crescita.

Ma il lavoro non finito! Una volta definito il “modello” di Temporary Manager da ingaggiare, con le sue competenze tecniche e di leadership, l’imprenditore deve creare le giuste condizioni per massimizzare i suoi risultati e, di conseguenza, quelli dell’azienda. Non a caso, è l’imprenditore ad essere identificato come il principale responsabile di questa azione. Nelle PMI è lui che tipicamente ha le maggiori resistenze a condividere e delegare sugli aspetti strategici, e nel caso di un manager esterno questo potrebbe aumentare la “barriera di ingresso”.

L’imprenditore deve essere quindi abile a riconoscere che gli scenari cambiano rapidamente e che le sue capacità e competenze potrebbero non essere più sufficienti per gestire processi complessi nei tempi ristretti imposti dalle dinamiche del mercato; questa leva psicologica di riconoscimento del bisogno di un aiuto manageriale è assolutamente basilare per permettere il successo di un intervento di Temporary Management.